I mestieri
Lo spopolamento della montagna e l'abbandono dell'agricoltura hanno segnato la fine di molti vecchi mestieri legati alla civiltà rurale. I mulini e i magli, una volta assai diffusi, sono pressoché scomparsi e le botteghe artigiane sono sempre più rare. Un'antica segheria è in attività in contrada Seghetta di Valli. In alcune contrade è possibile incontrare ancora l'artigiano del legno che modella con lo scalpello statue, piatti, vasi ed altri oggetti caratteristici. Oppure l'artigiano della pietra arenaria che pazientemente incide e arrotonda la "mola". E non manca il mestiere del "mas-ciaro" che, tra novembre e marzo, prepara le "sopresse" con le segrete ricette che si tramandano di padre in figlio.
I Minerali L'esplorazione geologica del Vicentino è iniziata nel 1700, ad opera di alcuni illustri naturalisti, dopo accurate indagini nelle valli ed in particolare nella Val Leogra. La nostra zona era però conosciuta mineralogicamente già nel XIII sec e forse anche da prima. Venivano sfruttate le vene metallifere per estrarre ferro, rame, piombo, argento e zinco e il Distretto minerario di Schio andava dal Monte Civillina (ad ovest) al Monte Summano (ad est). Nei secoli XV - XVI vi fu un forte incremento dell'industria estrattiva e della lavorazione dei metalli: ciò è senza dubbio una delle fonti principali di progresso e lo testimonia uno specifico flusso immigratorio di qualificate maestranze tedesche alla ricerca di posti di lavoro. L'attività estrattiva e la lavorazione del piombo, del ferro e dell'argento conservarono un ritmo sostenuto durante la prima metà del secolo XVI, ma nella seconda metà del secolo l'attività diminuì fino quasi a scomparire. Il campo di sfruttamento era andata via via restringendosi al punto che, alla fine dell'Ottocento, l'area coltivata era solo quella di Pievebelvicino. Ben più importante in questo secolo l'utilizzo del caolino, non solo per la ceramica, ma anche per ricavare la cosiddetta "terra saponaria", usata per le purgatura dei pannilani. Per interesse scientifico, occorre citare la via che da Ponte Capre nella Val Leogra, dopo Torrebelvicino sale fino al Monte Civillina: tale via permette di osservare in successione stratigrafica le rocce di tutte le ere, offrendo l'affascinante possibilità di studiare in loco la storia geologica dell'intero pianeta e più in particolare delle valli altovicentine.
L'Acqua L'acqua è presente in grande quantità. In prossimità di quasi tutte le contrade si incontrano fonti alimentate da sorgenti perenni. La Val Leogra è ricca di acque minerali il cui sfruttamento è iniziato nel secolo scorso ed oggi alimenta un'industria importante per l'economia della vallata. A Valli del Pasubio sono in attività tre fabbriche di imbottigliamento ed un'altra si trova a Torrebelvicino. Particolarmente rinomata è la zona di Staro dove, tra il verde dei boschi si incontrano sorgenti di acqua ferruginosa. Fra le più conosciute, le fonti Regina, Jolanda e Reale. A Torrebelvicino si trova la Fonte Margherita.
La Cucina La cucina conserva il sapore antico ed è ricca di stimoli e di profumi, di prodotti dei boschi e dei campi. Minestre e zuppe di verdure, bigoli e "gargati col consiero", coniglio in salsa agrodolce e polenta "maranela" bionda che accompagna la saporita "sopressa" ed il classico baccalà alla vicentina, sono i piatti tipici. E poi spiedate di selvaggina, pollame e carne di maiale, esaltate dalle profumate erbette spontanee del Novegno e del Summano. Tra i formaggi spiccano il "Vezzena" stravecchio e un "Asiago" più dolce, accompagnati dalla polenta. Un posto a parte ha la "sopressa" alla quale Valli del Pasubio dedica ogni anno, a metà agosto, la tradizionale sagra. L'insaccato, dalla pasta tenera e compatta, emana un profumo inconfondibile ed è il salume tipico della zona. Abbondanti sono le castagne, le noci, le nocciole, i piccoli frutti di montagna ed alcune qualità di funghi che abbondano sulle prime pendici delle Piccole Dolomiti. Gustose le patate e i fagioli, tipici contorni dei piatti più tradizionali.
C.M. Leogra Timonchio
|