La storia (Geologica) delle Piccole Dolomiti
Le Prealpi Venete Occidentali, o Piccole Dolomiti-Pasubio, presentano limiti ben definiti rispetto ai gruppi prealpini e alpini circostanti e costituiti ad ovest dalla Vallagarina (Valle dell’Adige) a nord dall’altopiano di Folgaria, ad est dalla Val d’Astico/Val dell’Agno e a sud la Lessinia (a meridione del Progno d’Illasi e del torrente Chiampo). Al loro interno le Piccole Dolomiti si possono suddividere in quattro settori principali, da sud a nord, rispettivamente: la Catena delle Tre Croci, il Gruppo della Carega, il Sengio Alto, il Monte Pasubio - Monte Novegno. La massima culminazione raggiunge i 2259 metri slm, in corrispondenza della Cima Carega. Dal punto di vista paesaggistico, morfologica e ambientale la somiglianza esistente tra queste montagne e le Dolomiti sensu strictu risiede nella stretta analogia della storia geologica che le accomuna. Le Dolomiti (Piccole Dolomiti comprese) possono essere considerate, quindi, come un’unità geologica, omogenea per caratteri geologici, lilologici e geomorfologici, anche se con una estensione geografica frammentata e ben riscontrabile . Entrambe, insieme anche alle Dolomiti di Brenta, inoltre, fanno parte della medesima unità tettonica: le Alpi calcaree meridionali, che prima della collisione continentale (tra Africa ed Europa) e della successiva tettogenesi alpina (riferibile all’intervallo Oligocene-Miocene, vale a dire tra circa 40-50 e circa 1 5 milioni di anni fa), costituivano il margine settentrionale del continente africano, sui quale si erano andati accumulando centinaia di metri di sedimenti nel corso di tutta l’era mesozoica. A creare il paesaggio unico al mondo delle Dolomiti (che nel loro complesso sono state proposte nel corrente anno all’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità) è intervenuta una particolare storia genetica ed evolutiva, che si è sviluppata attraverso tre fasi più importanti:
- Permiano-Triassico (270-200 milioni di anni fa): sedimentazione e formazione (litogenesi) delle rocce dolomitiche;
- Eocene (40-50 milioni di anni fa): formazione e sollevamento delle Dolomiti (orogenesi alpina);
- Pleistocene (2 milioni di anni) — attuale: morfogenesi (modellamento) del paesaggio dolomitico per effetto degli agenti esogeni.
La roccia chiamata Dolomia ha dato il nome alle Dolomiti, ma non è la sola che le compone, in quanto il paesaggio dolomitico è caratterizzato dagli effetti dell’erosione selettiva su litologie a diverso comportamento e resistenza meccanici, tra cui, principalmente calcari, marne e rocce vulcaniche, presenti in tutta la provincia dolomitica, compresa anche quella in esame, con affioramenti di laccoliti di composizione riolitica e di età ladinica (come nel resto delle Dolomiti) propria nella zona centrale del Sengio Alto. Come in tutta l’area dolomitica, anche nel caso delle Piccole Dolomiti l’ossatura dei principali rilievi è di natura dolomitica e rientra nell’ambito della formazione della Dolomia Principale di età CarnicoRetica, Le principali pareti delle Tre Croci, della Carega, del Baffelan (Sengio Alto) e del Pasubio sono, infatti, costituiti da calcari dolomitici e dolomie della Dolomia Principale. Fino al Terziario la sedimentazione è avvenuta in maniera analoga a quello delle Dolomiti; successivamente le Prealpi Venete sono state interessate, almeno dal Paleocene fino al Miocene, da un’intensa attività vulcanica, che ha dato origine a una imponente copertura costituito da lave e tufi di composizione basaltica; nelle Piccole Dolomiti è stata completamente asportata dall’erosione, poiché messa in posto in posizione strutturale più elevata. L’attuale assetto geomorfologico è strettamente legato alla natura litologica (la particolare struttura caratterizzata dall’alternanza di rocce facilmente erodibili e più resistenti) e alle complicazioni tettoniche (linee di debolezza a scala regionale, foglie e sistemi di dislocazioni) subentrate a seguito della tettogenesi alpina. Le glaciazioni hanno, infine, determinato l’impronta più evidente, legata a piccoli ghiacciai periferici e locali, ma sempre diretti, come le colate glaciali principali, verso la pianura padono-veneta. La mutevolezza del substrato e la vicinanza alla grande pianura da cui risale e si condensa più facilmente l’umidità, rende quest’area peculiare dal punto di vista climatico, sicuramente di transizione al clima più tipicamente alpino che si riscontra più a nord, e “di rifugio”, in quanto popolata da una flora (ma anche fauna particolare; si pensi soltanto alle faggete ai piedi dei rilievi o alle stelle alpine che ne popolano la sommità, anche se ad una quota inferiore rispetto alle cime delle Dolomiti strictu sensu
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