Le Piccole Dolomiti nella Storia umana
Considerata la ricchezza della natura e la quota relativamente bassa ( e le relative migliori condizioni climatiche), favorevoli alla pratica dell’alpeggio, sin dall’epoca post-romana e barbarica l’area è stata crocevia tra le culture latine e germaniche e, con il tempo, a partire dal Medioevo, anche per lo sfruttamento delle ricchezze minerarie, sede di insediamenti permanenti. Sotto l’influenza veneziana o asburgica lo sviluppo economico e demografico è continuato sino all’inizio del Novecento, quando tutta l’area si è trovata catapultata al centro delle vicende legate al primo conflitto mondiale. Più che descrivere nel dettaglio il susseguirsi delle battaglie o la staticità del fronte nei lunghi giorni invernali su uno dei più disumani teatri di guerra, la lucida analisi del generale di divisione Carlo Ferrario rende conto dell’importanza strategica di questo “fronte di guerra”. «La funzione del Pasubio era dunque eminentemente di difesa estrema. Di difesa per le dette ragioni, estrema, perché dal Pasubio, ultimo baluardo alpino sulla pianura di Vicenza, si domina la Val Leogra e si può col cannone aprire la facile strada su Schio. Estrema ancora per un’altra ragione che dovremo ripetere: sul Pasubio non si portano soccorsi, sia per la lunghezza e le difficoltà (spesso l’impossibile percorribilità) delle vie che vi adducono da sud, sia per l’interdizione nemica che, a causa dei colpi lunghi e della caduta delle rocce, si verifica anche se non espressamente cercata dal nemico. Perciò il Pasubio dovette essere mantenuto sempre nella possibilità di resistere da solo ad un attacco; lo scaglionamento in profondità era insignificante; tutti i mezzi di difesa erano forzatamente addensati su di una linea di difesa prima ed ultima e perciò estrema; a stento e con diuturni sacrifici si potevano spingere e mantenere avanti ad essa alcuni posti avanzati. Al Pasubio noi salivamo arrampicando per rocce impervie, sia da Vallarsa che da Val Leogra e da Val Posina; al contrario, dal nord, da Val Terragnolo, si accede facilmente per vie relativamente dolci alla regioni di Col Santo. Così gli Austriaci avevano diverse vie carreggiabili che adducevano alle prime linee, e lo scaglionamento in profondità era ad essi meglio consentito». Della tragedia di quegli anni di guerra rimangono le vestigia delle opere militari e i segni e le ferite sul territorio, non ancora completamente rimarginate; di positivo, come già detto, una fitta e comoda rete di strade e sentieri che ci permettono di fruire in maniera ottimale queste Piccole e Grandi Montagne.
Tratto dalla Rivista SLM (Sopra il Livello del Mare) dell’Istituto Nazionale della Montagna n.30 - 2006
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