Comuni
II piccolo comune di Monte di Malo, cosparso di molte amene contrade sulle colline tra Monte Magrè e Priabona, fu sede di stanziamenti umani fin dall'epoca neolitica e dell'età del bronzo. Caratterizzato tuttora da un'economia prevalentemente rurale, Monte di Malo è meta di molti appassionati escursionisti. Molte persone ritrovano infatti notevoli motivi di interesse, in quest'ambiente vario e ricco di verde, dato anche lo sviluppo di stradine e sentieri che solcano il suo montuoso territorio.
Oltre alle numerose chiesette e cappelle, ed alle tipiche contrade rurali, queste dolci zone collinari già popolate anch’esse dai “cimbri” bavaro – tirolesi nell’alto medioevo, offrono, infatti, spunti di eccezionale importanza per gli speleologi, con la carsica e lunghissima grotta del “Buso della Rana”, e per i geologi, con gli strati eocenici ed i fossili detti del Priaboniano, che sono ben valorizzati nel piccolo museo della frazione di Priabona.
Il comune di Piovene Rocchette si trova lungo le pendici orientali del monte Summano, a destra del torrente Astico.
I primi insediamenti nel territorio sono antichissimi e risalgono all'epoca quaternaria, come testimoniano alcuni reperti archeologici. La zona, via di passaggio fra Vicenza e il Tirolo, fu un luogo fortificato di grande importanza strategica fin dall'epoca paleoveneta e romana. Sulla cima del Summano in epoca preromana esisteva un tempietto pagano e al suo posto fu in seguito costruita una piccola chiesa in onore della Vergine. Vicino si trovava il convento dei Girolimini.
Le chiese e gli oratori dedicati alla Vergine sono numerosi. Il santuario della Madonna dell'Angelo conserva una statua lignea della Vergine col Bambino che è considerata la più antica immagine venerata sul Summano.
Fra le attività, importante fu quella delle cave di pietra, di cui si servì l'architetto Andrea Palladio.
Il paese acquistò definitiva importanza economica dopo la metà dell'Ottocento con l'impianto degli stabilimenti Rossi. Un angolo pittoresco ai margini del paese è la più che centenaria Birreria Summano - già Zanella - che si trova ai piedi del versante nord del monte, sulla strada per Velo d'Astico.
Lo sviluppo del comune si fondava soprattutto sull'industria tessile e attualmente, vista la crisi del settore, sull'industria metalmeccanica, del legno e sulle imprese edili.
La zona ha conosciuto antichissimi insediamenti. Nella caverna Bocca Lorenza sono stati rinvenuti vasi ed asce di rame di età neolitica.
In età romana esisteva un importante "castrum" e nel territorio sono stati trovati i resti di abitazioni romane, statuine di bronzo e monete. Santorso è citato per la prima volta in documenti medievali e si collega al nome del santo intorno al quale fiorì una suggestiva leggenda.
In età medievale il paese fu possesso dei Conti di Vicenza, quindi passò agli Ezzelini e successivamente fu feudo dei Lerici e dei Cavalli. Nel 1475 vi fu aperta la prima stamperia d'Italia.
Nel paese, situato sulle ondulate pendici meridionali del monte Summano, si trovano il santuario di Sant'Orso, il santuario mariano e la parrocchiale dedicata alla Madonna Immacolata.
Da ricordare anche la chiesetta di S.Dionigi, documentata sin dal Xllsec. In paese esistono alcune case del secolo XV e XVI con pregevoli affreschi.
Macchie verdi di piante rare ed esotiche arricchiscono i parchi di varie ville adagiate ai piedi del Summano, fra cui spicca quello di Villa Rossi, interamente ristrutturata in stile pompeiano da Caregaro Negrin ed attigua al Podere Modello e a quella Scuola di Pomologia ed Orticultura voluta da Alessandro Rossi per rinnovare anche le tecniche di produzione agricola.
L'industria è oggi presente con aziende di vari settori ed in particolare del settore alimentare, meccanico. L'agricoltura ha sviluppato l'allevamento suino e bovino.
Si trova allo sbocco della Val Leogra ed è il centro principale della zona. Nell'area di Schio i primi insediamenti umani risalgono al Paleolitico superiore. Di notevole interesse archeologico è la zona di Magrè. Il centro storico si sviluppa intorno ai colli del Castello e del Duomo.
Il territorio fu attraversato dall'antica "pista dei veneti" e i romani lo scelsero come sede di una stazione militare. Nel medioevo l'intero territorio era ricco di castelli e torri di cui restano oggi solo alcune tracce. Fu feudo dei Maltraverso, poi passò agli Scaligeri e quindi ai Visconti. Nel 1406 Schio entrò a far parte della Repubblica Veneta, seguendone le vicende. Sotto la dominazione della Serenissima nel comune si sviluppò una intensa attività economica soprattutto nel settore della lavorazione della lana.
Nell'Ottocento la storia di Schio si identifica con la storia della famiglia Rossi che fece della città una delle capitali mondiali dell’industria laniera.
Dalla piazza che si trova fra il Duomo e il Castello, i due monumenti più noti, partono le principali strade del centro storico lungo le quali si trovano gli edifici più importanti. Fra le chiese, notevoli sono il Duomo di S. Pietro, la chiesa di San Francesco, con la pala del Verla, quella di Santa Maria in Valle, il piccolo gioiello romanico di San Martino e l'Ossario di S.S. Trinità, sorto come cimitero militare dopo la prima guerra mondiale e la dura battaglia del Novegno.
All'industria tessile si sono affiancate già nel dopoguerra altre attività complementari, che hanno fatto della città uno dei centri industriali più vivaci del Veneto.
Tra il Novegno e il Summano, con le sue molte borgate sparse, si estende l'altopiano del Tretto, un tempo comune autonomo ed ora appartenente a Schio. E' formato dalle frazioni di S. Rocco, S. UIderico, S. Caterina e S. Maria, abitate nel secolo XII da coloni bavaro-tìrolesi che lavoravano nelle attività agrosilvopastorali tipiche dell'economia montana e nelle miniere metallifere e di caolino della zona. L'altopiano si presta ad interessanti attività turistico - ricreative nel verde dei prati e dei boschi (sentieri natura, jogging, fitness, escursionismo di vario tipo) ed è ricco di memorie storiche, etnoantropologiche ed archeologico - industriali.
La parrocchiale di S. UIderico fu costruita nei primi decenni dell'Ottocento in forme neoclassiche.
Torrebelvicino è un antico insediamento longobardo. Si trova citato per la prima volta nel 975, mentre la frazione di Pievebelvicino, che più tardi formerà un unico comune con Torrebelvicino, è menzionata nel 983.
I primi abitanti furono immigrati di origine tedesca impegnati a disboscare e dissodare la terra oppure a lavorare nelle miniere di ferro e argento che trasformarono il paese, tra il XIV e il XVII secolo, in un centro minerario.
Nel VII secolo a Pievebelvicino, venne costruita una chiesa, quella di Santa Maria, che è ritenuta la matrice di tutte le chiese della zona. Sulle sue rovine fu costruita nel 1865 la chiesa parrocchiale.
Del primitivo edificio resta solo il campanile romanico. Di pregio i settecenteschi stalli di legno del coro e un busto attribuito alla scuola di Luca della Robbia. La parrocchiale di Torrebelvicino, già ricordata nel XIII sec, è dedicata a S. Lorenzo e fu ricostruita alla fine del Quattrocento. Una successiva ricostruzione venne fatta nel secolo scorso in forme neoclassiche.
Del comune fa parte la frazione di Enna, alle pendici dell'omonimo monte e formatasi in epoca medievale in seguito all'insediamento di quei coloni bavaro - tirolesi che vi costruirono nel XV sec un oratorio. La Chiesa attuale fu costruita verso la fine del Settecento.
Il comune oggi fa parte dell'area industriale che circonda Schio. Vi sono industrie meccaniche, tessili e dell'abbigliamento e aziende artigianali operanti nel settore alimentare e del legno.
Fin dal Mille nella "vallis Livogre", importante via di transito tra Schio e Rovereto, si insediarono popolazioni di lingua tedesca formate da lavoratori, artigiani, carbonai e boscaioli.
Nell'alta valle la divisione - di origine feudale - fra i Comuni della Valle dei Signori e della Valle dei Conti continuò a sussistere fino ai primi anni del secolo XIX, quando fu costituito un unico comune: Valli del Pasubio.
Il paese comprende le frazioni di Sant'Antonio e Staro. Quest'ultima conobbe in passato una buona fama per le sue acque minerali.
L'attuale chiesa arcipretale di Santa Maria fu eretta tra il 1760-1772 e consacrata nel 1889. Vi si trovano una "Pietà" in pietra tenera del secolo XVI di pregevole fattura, altari settecenteschi e un raro organo Serassi del 1832.
A quota 1200, di fronte alle imponenti pareti dolomitiche del Pasubio, si eleva il Sacello Ossario del Colle Bellavista, ricco di memorie della Grande Guerra.
Sulla sommità delle colline si incontrano pittoreschi oratori: S. Sebastiano, S. Geltrude, S. Carlo.
Il paesaggio di Valli del Pasubio è ricco di verde e punteggiato da decine di contrade.
Gli affreschi sulle pareti di molte case e i capitelli sono spesso gioielli di arte popolare.
All'agricoltura basata soprattutto su prodotti degli allevamenti bovini e suini (famosa la "sopressa") si sono aggiunte alcune imprese operanti nel settore alimentare (acque minerali), delle confezioni (settore purtroppo attualmente in crisi) e nel campo del turismo.
C.M. Leogra Timonchio
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