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Home -> Energia da fonti rinnovabili 

Calore rinnovabile dal legno cippato per le scuole di Valli del Pasubio - parte prima -

Il nostro benessere richiede un continuo approvvigionamento di energia, indispensabile per produrre luce, forza, informazioni, calore e molto altro. Per quanto riguarda il calore, normalmente gli impianti di riscaldamento forniscono energia termica bruciando dei combustibili fossili non rinnovabili.
Oltre al problema del depauperamento delle risorse naturali, questo porta a concentrarsi sugli aspetti che riguardano la produzione e la trasformazione dell’energia e sulle modalità d’impiego delle risorse da parte dei consumatori finali.
Per quanto riguarda il primo aspetto, sono stati fatti notevoli progressi nella ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili: basti pensare agli impianti solari, le pompe di calore, le turbine eoliche, le celle fotovoltaiche, gli impianti per lo sfruttamento delle maree o per lo sfruttamento dell’energia geotermica, ecc..e in particolare l’utilizzo delle biomasse. Il secondo aspetto riguarda il risparmio energetico che possono ottenere gli utenti finali, attraverso un utilizzo più razionale ed oculato dell’energia disponibile.Il prezzo che stiamo pagando, per la produzione dell’energia necessaria al nostro stile di vita, lo abbiamo davanti ai nostri occhi: è l’inquinamento, che coinvolge ormai l’intero pianeta. Non è pensabile, tuttavia, che si possa continuare a danneggiare acque, aria e suolo in misura illimitata. Non possiamo illuderci di garantirci l’esistenza distruggendo le naturali basi di vita. Bisogna assolutamente impegnarci a ricondurre l’inquinamento causato dalla produzione di energia entro livelli accettabili e sostenibili dal nostro pianeta.
E’ quindi di vitale importanza imparare ad usare le fonti di energia esistenti in modo corretto ed economico. Le possibilità di risparmio energetico sono molteplici e tutti noi possiamo fare qualcosa. In questa direzione si è sviluppato l’impegno della Comunità Montana Leogra – Timonchio che ha installato, in accordo con le Amministrazioni Comunali, tre caldaie a biomassa nei Comuni di Torrebelvicino, Monte di Malo e Valli del Pasubio.
L’impianto di Valli del Pasubio è stato da poco inaugurato ed assicura il riscaldamento della Scuola media Statale “G. Pascoli” e della vicina Scuola Materna parrocchiale collegata alla centrale termica per mezzo di una rete di teleriscaldamento .Le tre caldaie sono alimentate con cippato proveniente dalla sminuzzatura di legno proveniente per lo più dalla manutenzione dei boschi locali della valle.
Il termine cippato indica genericamente un combustibile derivato da molteplici fonti: potature, scarti di segheria, interventi di manutenzione del bosco, ecc. La dimensione e la forma dei pezzetti di legno variano a seconda del materiale di origine e del tipo di macchina ( cippatrice) utilizzata per sminuzzarlo. Si tratta pertanto di un materiale alquanto eterogeneo e per i piccoli impianti con alimentazione a coclea la pezzatura è il principale fattore di criticità. La dimensione dei pezzetti non dovrebbe superare i 4 – 5 cm. Pezzi più lunghi di 7– 8 cm, anche se presenti in quantità modesta , possono provocare inceppamenti nel sistema di alimentazione della caldaia, e quindi il blocco dell’impianto. Il contenuto di umidità è invece un fattore meno critico, in quanto numerosi modelli di caldaie sono in grado di bruciare legno fresco (umidità 40 – 50 %) o solo leggermente asciugato all’aria. Dell’umidità del cippato va tenuto conto soprattutto in fase di trattativa sul prezzo, in quanto essa influenza in modo inversamente proporzionale il potere calorifico del combustibile.
Le caldaie a cippato, caricate automaticamente per mezzo di appositi dispositivi meccanici, presentano un rendimento e un confort pari a quelli delle caldaie a gasolio/gas. Per le caratteristiche di automazione e risparmio di esercizio, gli impianti a cippato sono particolarmente indicati per il riscaldamento di edifici di dimensioni medie o grandi, quali alberghi, scuole, condomini, ospedali e centri commerciali.
Il termine Biomassa riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea , definiti dall’articolo 1 dell’allegato III del DCPM 8 marzo 2002. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche e dei materiali fossili. La biomassa rappresenta la forma più sofisticata di accumulo dell’energia solare. Questa,infatti, consente alle piante di convertire la CO² atmosferica in materia organica, tramite il processo di fotosintesi, durante la loro crescita. In questo modo vengono fissate varie tonnellate di carbonio all’anno, con un contenuto energetico molto elevato.
La biomassa utilizzabile ai fini energetici consiste in tutti quei materiali organici che possono essere utilizzati direttamente come combustibili ovvero trasformati in altre sostanze (solide, liquide o gassose) di più facile utilizzo negli impianti di conversione. Altre forme di biomassa possono, inoltre, essere costituite dai residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale (paglia) o piante espressamente coltivate per scopi energetici.
La biomassa è dunque ampiamente disponibile e rappresenta una risorsa locale, pulita e rinnovabile. L’utilizzazione delle biomasse per fini energetici non contribuisce all’effetto serra, poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata durante la decomposizione, sia che essa avvenga naturalmente, sia per effetto della conversione energetica, è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa; non vi è, quindi, alcun contributo netto all’aumento del livello di CO² nell’atmosfera. In tale ottica aumentare la quota di energia prodotta mediante l’uso delle biomasse, piuttosto che con combustibili fossili, può contribuire alla riduzione della CO² emessa in atmosfera.
Ad oggi, le biomasse soddisfano il 15% circa degli usi energetici primari nel mondo. L’utilizzo di tale fonte mostra, però, un forte grado di disomogeneità fra i vari Paesi. I Paesi in Via di Sviluppo, nel complesso, ricavano mediamente il 38% della propria energia dalle biomasse, ma in molti di essi tale risorsa soddisfa fino al 90% del fabbisogno energetico totale.
Nei Paesi Industrializzati, invece, le biomasse contribuiscono appena per il 3% agli usi energetici primari . In particolare, gli USA ricavano il 3,2% della propria energia dalle biomasse; l’Europa, complessivamente, il 3,5%, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria, l’Italia, con il 2% del proprio fabbisogno coperto dalle biomasse, è al di sotto della media europea.
L’impiego delle biomasse in Europa soddisfa, dunque, una quota piuttosto marginale dei consumi di energia primaria, ma il reale potenziale energetico di tale fonte non è ancora pienamente sfruttato.

C.M. Leogra Timonchio
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