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Home -> Energia da fonti rinnovabili 

Calore rinnovabile dal legno cippato per le scuole di Valli del Pasubio - parte seconda -

All’avanguardia, nello sfruttamento delle biomasse come fonte energetica, sono i Paesi del centro-nord Europa, che hanno installato numerosi impianti alimentati a biomasse. La Svezia e l’Austria, che contano su una lunga tradizione di utilizzo della legna da ardere, hanno continuato ad incrementare tale impiego sia per riscaldamento che per teleriscaldamento, dando grande impulso alle piantagioni di bosco ceduo (salice, pioppo) che hanno rese 3÷4 volte superiori alla media come fornitura di materia prima. Nel quadro europeo dell’utilizzo energetico delle biomasse, l’Italia è in una condizione di scarso sviluppo, nonostante l’elevato potenziale di cui dispone.
Lo sfruttamento a fini energetici delle biomasse può assumere un ruolo strategico, contribuendo ad uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del pianeta. Un impiego diffuso delle biomasse può comportare notevoli ricadute a livello economico, ambientale ed occupazionale e soprattutto possono garantire un contributo nullo all’incremento del tasso di CO2 in atmosfera.
In virtù della diversificazione delle fonti rinnovabili, inoltre, lo sfruttamento a fini energetici delle biomasse rappresenta, per tutti i Paesi, un importante giacimento energetico potenziale, che potrebbe permettere di ridurre la vulnerabilità nell’approvvigionamento delle risorse energetiche e limitare così le importazioni. Si valuta, infatti, che la disponibilità di biomasse residuali (legno, residui agricoli e dell’industria agroalimentare, rifiuti urbani e dell’industria zootecnica) corrisponde ad un ammontare di circa 18 milioni di t di sostanza secca l’anno . I residui (della pulitura dei boschi, delle colture agricole, delle segherie, …), senza un impianto alimentato a biomasse, verrebbero smaltiti in altro modo: se lasciati all'aria produrrebbero la stessa quantità di CO2 immagazzinata durante l'accrescimento, se la fermentazione avvenisse in assenza di ossigeno si produrrebbe invece metano, il cui contributo come gas serra è 21 volte (in peso) quello della CO2 . Se tali residui vengono smaltiti nelle industrie (cartiere, …) impongono spesso costi di trasporto (economici e ambientali) non indifferenti.
Con un adeguato programma di rimboschimento e mantenimento delle foreste, potrebbero rendersi disponibili nuove biomasse Oltre alle foreste esistenti, si potrebbero ottenere nuove superfici boschive convenzionali, sfruttando le superfici non destinati all’agricoltura perché troppo poco produttivi. Inoltre, potrebbero essere piantati boschi cedui e colture erbacee a precipuo uso energetico.
Il costo dell'energia da biomassa è, attualmente, ancora generalmente maggiore di quello derivante dalle fonti fossili, ma vi è una tendenza verso la competitività, in tempi ragionevolmente brevi, da sostenere e valorizzare.
In tutti i casi, tuttavia, la differenza di costo tra le fonti rinnovabili e quelle fossili, sarebbe invertita se venissero considerati nell'analisi costi-benefici gli aspetti ambientali ed i costi sociali connessi alla combustione dei materiali fossili.In un paese ricco di foreste e terreni agricoli come l'Italia, la biomassa di origine vegetale può essere una grande risorsa energetica, in grado di diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la produzione di CO2. E' una risorsa rinnovabile, ma ovviamente richiede un'accurata pianificazione, sia per la sostituzione delle piante tagliate con piante aventi ciclo di ricrescita adatto, la rotazione dei terreni, …, sia per la creazione/adattamento delle infrastrutture viarie, per il trasporto e lo stoccaggio.La soluzione ottimale per sfruttare queste risorse, oltre all'uso per riscaldamento individuale in caldaie a pellet o a tronchetti, è attualmente il teleriscaldamento a biomasse di piccole dimensioni che fornisce calore ad un'insieme di abitazioni e/o attività, posto nelle vicinanze del luogo di produzione della biomassa utilizzata (bosco, terreni di coltura, segherie, …). Se la provenienza della biomassa è locale, la dimensione dell'impianto deve essere ponderata con cura per permetterne la rigenerazione delle fonti.
Affinché si possa ipotizzare di costruire un impianto di teleriscaldamento a biomassa, occorre che siano soddisfatti i punti seguenti.
* Presenza di un aggregato di case e/o attività che richiedano energia termica.
* Disponibilità di una o preferibilmente più fonti di approvvigionamento (residui pulitura dei boschi, residui colture, colture ad hoc, scarti delle segherie, …). * La distanza dalla fonte di approvvigionamento non deve essere eccessiva. Il trasporto può influire anche notevolmente sul costo della materia prima (e sul bilancio della CO2 emessa dall'impianto).
· Presenza di un'area adeguata, vicina alle arterie di trasporto e ad una distanza conveniente dall'abitato, dove poter costruire l'impianto ed i magazzini di stoccaggio. Un unico impianto al posto di tante caldaie individuali può essere vantaggioso per molti aspetti.
· Minor inquinamento e maggior efficienza energetica: un grosso impianto avrà rendimento e controllo dei fumi migliori di un impianto piccolo.
· Costi: si eliminano i costi per gli utenti di boiler e caldaie, dei controlli annuali e della pulizia di caldaie e camini. Il minor costo del combustibile rispetto a gasolio, metano e GPL, permette di risparmiare sul prezzo dell'energia termica consumata.
· Sicurezza: si sposta la combustione nell'impianto di teleriscaldamento; agli utenti arriva solo acqua calda.
· Maggiore affidabilità rispetto all'impianto domestico .
· Comodità: impianti domestici a biomassa richiedono molte attenzioni e manutenzione (rifornimenti, alimentazione giornaliera se a legna, scarico delle ceneri, …), mentre l'utente del teleriscaldamento deve solo regolare sul (crono)termostato la temperatura e pagare la bolletta.
In Italia gli impianti sono solo alcune decine, anche se il settore sembra in via di sviluppo. Questi impianti potrebbero essere la risposta alla depressione di alcune zone, con la creazione di occupazione per il mantenimento dei boschi;con lo sviluppo di attività economicamente ed ambientalmente convenienti, considerando infine che tutto questo aiuterebbe a prevenire erosioni, frane, alluvioni e incendi.

C.M. Leogra Timonchio
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