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Restituire competitività alla biomassa forestale

di Raffaele Spinelli* Matthias Secknus**
* Cnr - Ivalsa, San Michele all’Adige, Trento
** Istituto Ricerca Forestale del Baden-Wùrttemberg, Friburgo, Germania


Proprietari boschivi e i gestori di centrale hanno un interesse comune nello sfruttamento della risorsa forestale: i primi infatti vedrebbero migliorata la sostenibilità economica della selvicoltura, mentre i secondi potrebbero risolvere i problemi di approvvigionamento, che crescono ogni giorno con il numero di centrali operanti sullo stesso territorio. Purtroppo, la convergenza di interessi non implica l’automatica attualizzazione di questo potenziale, perché lo sviluppo della filiera foresta- legno-energia è una cosa abbastanza complessa: i benefici potenziali sono tanti e a vantaggio di tutti, ma bisogna lavorarci. Per ora, il concetto di filiera non funziona se non in pochi casi, e il mondo boschivo è in gran parte tagliato fuori dal settore biomasse. Inutile chiedersi di chi sia la colpa, se colpe poi esistano: meglio rimboccarsi le maniche e cercare di capire come effettuare il collegamento tra foreste e centrali.

Punti di forza e di debolezza
Questo lavoro vuole individuare le migliori opportunità per le biomasse di origine forestale, identificandone i punti di forza e quelli di debolezza, per riuscire a valorizzare i primi e mitigare i secondi. Per lo studio si sono scelte le Regioni Alto Adige, Trentino e Veneto, caratterizzate dalla diffusa presenza dei teleriscaldamenti, dalla grande ricchezza forestale e dalla notevole diversità nello sviluppo del settore. L’indagine è stata limitata alle centrali di teleriscaldamento a biomassa.
In totale si sono visitate 23 centrali, di cui 17 in Alto Adige, 3 in Trentino e 3 in Veneto. Nel 2004 queste centrali hanno consumato 469.000 metri steri di cippato, e per l’anno ora in corso è stato stimato un consumo di 570.000 metri steri. Questo valore corrisponde ad una media di circa 3.500 mst di cippato annui per ciascun MWt di potenza investita: applicando questo valore agli oltre 200 MWt investiti a biomassa in tutti i teleriscaldamenti delle Regioni considerate si ottiene un. consumo totale stimato di 700.000 metri sten di cippato, cioè 230.000 tonnellate di legname tal quale:
senza dubbio un mercato interessante anche per il settore boschivo, che invece partecipa in minima parte all’approvvigionamento delle centrali alpine nonostante l’abbondanza di materiale che sarebbe in grado di fornire. Una situazione apparentemente ridicola, che però ha precisi motivi di essere. La biomassa forestale ha poco successo perché non è ancora in grado di competere con lo scarto industriale, che costa meno ed offre una qualità migliore. Soprattutto, è gestito secondo modalità industriali che riflettono meglio la dimensione dei teleriscaldamenti. Questo studio vuole definire le necessità di miglioramento del combustibile forestale, ed individuare le speciali opportunità che invece esso è in grado di offrire. Anche la biomassa forestale deve avere delle peculiarità che sotto certi aspetti o in certe condizioni la rendono preferibile allo scarto industriale: si tratta di individuare queste peculiarità e di valorizzarle adeguatamente. Per questo occorre analizzare l’attuale filiera di approvvigionamento, individuarne i punti critici, e vedere come la biomassa forestale può contribuire a risolverli.

La filiera: fornitori e prezzi
In linea generale, il legname è fornito per il 50% direttamente dall’industria del legno e per un altro 40% dai commercianti. Le percentuali variano con le Regioni: le centrali altoatesine ottengono dai commercianti solo il 38% del combustibile utilizzato, quelle trentine il 45% e quelle venete il 100% . Il caso del Veneto è particolare, perché qui il settore è appena agli inizi ed in tale frangente è logico che i gestori di centrale preferiscano appoggiarsi ad un commerciante, così da potersi concentrare sui problemi immediati di funzionamento. Le associazioni hanno un ruolo importante solo in Alto Adige, mentre restano praticamente assenti nelle altre Regioni. Le forniture avvengono sulla base di contratti annuali, o più raramente semestrali.
Ciascuna centrale si appoggia in media su 2 fornitori principali. Il campo di variazione è più ampio— da i a 10 fornitori principali per centrale — e apparentemente le centrali trentine sembrano ripartire la fornitura su un maggior numero di soggetti rispetto alle altre (da 4 a 10, in media 6).
In media, ciascun fornitore consegna annualmente 9.000 mst di cippato — cioè circa 100 autotreni. Si tratta di quantitativi industriali ma non enormi, certamente alla portata di una buona ditta boschiva. È interessante notare che anche le centrali approvvigionate prevalentemente con materiale forestale hanno solo 1 o 2 fornitori:
questo significa che il cippato di bosco si afferma solo dove è presente una ditta abbastanza grossa da concentrare l’offerta o un’associazione capace di aggregarla. La strutturazione della filiera si riconferma, dunque, come fondamentale fattore di successo per il settore boschivo. Il prezzo offerto per il cippato è in media 12,5 /mst franco centrale, con minimi fino a 10 /mst (occasionalmente 8) e massimi fino a 14 /mst (occasionalmente 18). Le variazioni di prezzo dipendono dalla qualità del combustibile, dall’entità della fornitura e soprattutto dall’andamento del mercato, tipicamente stagionale. Le consegne estive ricevono sempre un prezzo inferiore rispetto a quelle invernali: infatti in estate le centrali lavorano a ritmo ridotto mentre le segherie marciano a pieno regime, così che l’offerta di scarti supera notevolmente la domanda. In inverno succede il contrario: le segherie rallentano per mancanza di materiale, mentre le centrali devono andare a tutto vapore. Da qui la necessità di stoccare il combustibile, con tutti i problemi e le opportunità del caso. Per questo motivo, talune centrali preferiscono delegare la gestione del combustibile al fornitore, stabilendo contratti di fornitura su richiesta a prezzi molto interessanti, spesso intorno ai 20 /mst. In tal modo il fornitore si sobbarca un onere aggiuntivo, ma riesce a mantenere una maggior quota di valore aggiunto sul suo prodotto.
Esistono anche meccanismi di incentivazione che premiano il cippato di provenienza forestale: diverse centrali altoatesine pagano dal 40 al 75% in più per il cippato fornito dalla proprietà forestale del luogo, secondo vari accordi di compartecipazione. Il sistema è molto interessante, ma sembra funzionare solo all’interno di una realtà già fortemente strutturata, in grado di sfruttarne le opportunità. Non sembra invece aver prodotto ancora risultati apprezzabili negli altri casi. La qualità del cippato contribuisce ovviamente alla formazione del prezzo: i parametri qualitativi di cui si tiene maggior conto sono l’umidità della partita e la sua eventuale contaminazione con terra o sassi, mentre il valore calorico del combustibile non è ancora considerato da nessuno.
In ogni caso, solo 2 gestori su 23 si lamentano dei prezzi in crescita o già troppo elevati: questo potrebbe indicare che il prezzo medio pagato oggi consente ancora margini discreti, e che la situazione del mercato non è ancora tale da generare grosse preoccupazioni riguardo agli approvvigionamenti.

Trasporto e stoccaggio
Tutto il cippato consegnato alle centrali è trasportato su gomma, indipendentemente dalla provenienza della fornitura e della distanza coperta. Quasi il 90% de1 materiale viaggia su auto treno, che è il veicolo sicuramente più efficiente nel caso di trasporti tra industria e industria. Questo dettaglio però apre un importante argomento di discussione per i forestali: quello della viabilità. Nelle nostre montagne le caratteristiche della rete viaria forestale spesso non sono adatte al transito autotreni. Il trasporto dal bosco all’industria avviene spesso su semplici autocarri o include il trasferimento dei carichi presso adeguate aree di scambio: viene così a diminuire l’efficienza del trasporto, con il conseguente aumento dei costi. Salvo effettuare gli auspicati miglioramenti della viabilità forestale, non resta che prendere atto di questa realtà e cercare di organizzare il trasporto nel modo complessivamente più efficace.
Nell’ipotesi che un autotreno contenga in media 85 metri steri di cippato, l’esclusivo trasporto su gomma dei 700.000 metri steri, che si stima vengano consumati annualmente dalle centrali di teleriscaldamento delle tre Regioni, implica un aumento del traffico pesante stimabile in circa 8.200 viaggi di autotreno: da qui il vantaggio nell’organizzare una filiera locale che consenta almeno di accorciare le distanze coperte, limitando l’aggravio per la circolazione.
Da giugno a Dicembre le centrali si trovano nella necessità di stoccare il combustibile, che in media giace in deposito almeno 4 mesi. Attualmente, oltre il 95% del combustibile è stoccato in centrale, generalmente sotto forma di cippato. Una minima parte resta in bosco o presso il fornitore, pronto ad essere cippato e consegnato all’occorrenza. Nessuno sembra accorgersi delle perdite di sostanza secca che devono necessariamente derivare dallo stoccaggio prolungato delle scaglie. Numerosi studi riportano valori oscillanti intorno al 4% di perdite per mese di stoccaggio, che moltiplicato per 5 dà un totale del 20%: un po’ come pagare l’Iva una seconda volta!
Il problema indicato invece da diversi gestori — specie quelli delle centrali più piccole — è quello dello spazio disponibile presso la centrale, spesso troppo limitato per contenere riserve adeguate di combustibile. Qualcuno ricorre al “just in time”, organizzando le consegue secondo un ordine preciso, in modo da evitare la costituzione di depositi importanti. Purtroppo, lo sfalsamento tra due mercati tipicamente stagionali non consente di aggirare veramente il problema stoccaggio, che qualcuno deve sobbarcarsi. Spostare l’onere dello stoccaggio sul fornitore generalmente prevede una compensazione, ed alza il prezzo del combustibile. Si tratta di un’opportunità interessante per i proprietari forestali, perché consentirebbe loro di mantenere un po’ di valore aggiunto sulla produzione primaria. I fornitori che effettuano anche lo stoccaggio non cippano il legname fino alla data di consegna, perché sanno già che il materiale cippato si conserva male. Diversi coprono le cataste con fogli di polietilene per evitare che si bagnino — una misura opportuna, ma senz’altro migliorabile con l’impiego delle nuove coperture traspiranti, capaci di bloccare l’acqua piovana e al contempo di consentire la traspirazione dell’umidità presente all’interno della catasta di legname.

Strutturare l’offerta
Le centrali di teleriscaldamento del Nord-Est utilizzano in minima parte cippato di origine forestale, non perché manchi la risorsa ma perché l’interfaccia è inadeguata. Le centrali si muovono in una realtà industriale, mentre i proprietari forestali sono spesso parte di un mondo rurale molto più frammentato e meno imprenditoriale. Però i numeri ci sono e la potenzialità è enorme.
Il passo fondamentale da compiere è quello di strutturare l’offerta: in qualche modo i commercianti di legname già lo fanno, acquistando 1 tagliando e vendendo. Le associazioni dj proprietari potrebbero farlo meglio, anche perché in grado di sfruttare incentivi pubblici che il commerciante non può utilizzare.
I proprietari forestali devono rendersi capaci di offrire almeno 10.000 metri steri di cippato all’anno in un singolo contratto, se vogliono entrare sul mercato. Tale quantitativo è sicuramente alla portata dei grandi proprietari o delle associazioni storiche, come la Magnifica Comunità di Fiemme o il Consorzio Boschi Carnici, ma può risultare eccessivo per molti altri: questi devono aggregarsi e lavorare insieme, o rischiano di restare al margine.
Una volta raggiunta la “massa critica”, i proprietari possono mettere in opera diverse misure di ottimizzazione, perché il lavoro è ancora tutto da fare e i margini di miglioramento sono molto ampi. In particolare potrebbero “impadronirsi” dello stoccaggio, così da mantenere una quota maggiore valore aggiunto sulla produzione primaria. La cosa tra l’altro sarebbe nell’interesse di tutti: molte centrali hanno spazi di stoccaggio limitati, e quelle che li hanno possono sempre avvantaggiarsi dal ridurre l’occupazione di una superficie industriale valorizzabile in modo migliore. Lo stoccaggio all’imposto e la cippatura effettuata solo in occasione della consegna permetterebbero di ridurre quelle perdite di sostanza secca che, benché non ancora percepite, esistono ed hanno un costo. Assumersi l’onere dello stoccaggio e passare alla consegna su richiesta (o a calendario) comporta un notevole sforzo logistico per i proprietari o per le loro associazioni: occorre pianificare i tagli, selezionare le aree di stoccaggio e organizzare i trasporti. Tuttavia un lavoro ben fatto generalmente paga, e questo lavoro chi può farlo meglio del proprietario? In ogni caso, assumere il controllo della produzione vuoi dire poter sfruttare le fluttuazioni di un mercato che è tipicamente stagionale.
Se i proprietari forestali possono stoccare il combustibile, allora possono decidere di immetterlo sul mercato solo quando l’offerta di cippato dalle altre fonti è carente ed i prezzi aumentano. È inutile mettersi in concorrenza con le segherie, ma certamente si possono colmare i vuoti (ampi) che queste lasciano aperti.
Dopo aver assunto il controllo della propria produzione sarà necessario migliorarne la qualità: il cippato forestale è generalmente inferiore a quello di origine industriale, ma il divario non è incolmabile. Umidità eccessiva e contaminazione con terra possono esse evitate utilizzando opportuni accorgimenti, oggi poco applicati solo perché proprietari forestali non hanno né l’interesse né la possibilità di applicarli. L’opportunità per il settore c’è ed è notevole: per coglierla i proprietari forestali devono assumere il controllo di filiera che appartiene loro, e in molti casi l’associazionismo diviene un passo obbligato.

Articolo pubblicato sul n.12/2005 Alberi e Territorio

C.M. Leogra Timonchio
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